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Bilancia o metro? Ne parlo oggi sulla Gazzetta di Parma

in Nutrizione

Ognuno ha un personale comportamento alimentare ed atteggiamento verso il cibo e si rapporta con la bilancia in modo diverso dagli altri.

Dunque questa comune misura di checkup corporeo può assumere diverse forme e diventare anche molto tormentata; alcuni vivono l’atto di posizionare i piedi sulla pedana con la stessa ansia di chi attende una sentenza inappellabile, altri invece instaurano una “dipendenza morbosa da bilancia” e finiscono per controllare ossessivamente il peso nella speranza di leggere sul display una cifra inferiore alla precedente e motivarsi a non mollare. Questi comportamenti negativi e le continue oscillazioni quotidiane di peso causate da fattori vari (ad esempio stress, esercizio fisico e cibi consumati) possono essere interpretati come un fallimento personale, influenzare negativamente la motivazione individuale e direzionare verso l’interruzione brusca della “dieta”.

Dalla bilancia al metro: pesarsi troppo è inutile e dannoso

Pesarsi troppo è inutile e dannoso perché può restituire informazioni fuorvianti e demotivanti e soprattutto non basta per interpretare l’obesità ed i rischi per la salute annessi. Nettamente migliore sarebbe misurare il girovita. Il grosso limite della bilancia sta proprio nei chilogrammi che essa misura, i quali non si riferiscono alla sola massa grassa, ma alla somma complessiva di quattro componenti corporee: ossa, acqua, massa grassa e massa magra. E’ proprio questo l’equivoco, perché “ingrassare” non significa incrementare tutte le componenti corporee, ma una sola di esse: la massa grassa.

Ricordiamoci che si verifica un aumento della massa grassa quando per un tempo protratto introduciamo nel nostro organismo una quantità di energia superiore alla spesa energetica. L’energia che avanza viene prima convertita in grassi e successivamente stoccata all’interno delle cellule adipose che a  loro volta aumentano di volume. Quindi l’obesità anatomica che tutti noi vediamo ad occhio nudo è preceduta sempre da un’obesità cellulare, cioè dai nostri adipociti che ingrassano.

La pericolosità  di questo processo sta nel fatto che l’adipe è un vero e proprio organo endocrino ed una crescita eccessiva può diventare molto pericolosa perché le sue cellule aumentano la produzione di citochine producendo  uno stato infiammatorio cronico e ridotta capacità di immagazzinare grassi, favorendo la loro migrazione in altri organi.

Al contrario “dimagrire” significa perdere esclusivamente massa grassa senza intaccare le altre componenti corporee; si verifica quando i grassi stoccati dentro le cellule adipose vengono mobilitati e ossidati per soddisfare aumentate richieste di energia.

La bilancia non è assolutamente in grado da sola di fornirci queste informazioni, perché non distingue la quantità di massa grassa né la sua distribuzione corporea. Negli ultimi anni è emerso che la massa grassa pericolosa per la salute non è quella che si accumula a livello dei fianchi o dei glutei, ma quella addominale o centrale. Esistono individui non obesi in base al proprio rapporto peso/altezza ma che soffrono ugualmente di malattie dismetaboliche perché interessati da un eccesso di adiposità addominale misurabile da una elevata circonferenza della vita.

Chili o centimetri? Si può misurare l’obesità?

A differenza dei chilogrammi, la misurazione delle principali circonferenze corporee identifica accumulo o perdita di massa grassa e fornisce informazioni sulla propria distribuzione. Se l’adiposità risulta a “mela”  ovvero localizzata prevalentemente a livello addominale, si ha maggiore rischio di salute rispetto al fenotipo a “pera” distribuito sui fianchi.  Si ritiene infatti che l’adiposità addominale, sia costituita principalmente da grasso viscerale associato a condizioni dismetaboliche e predisposizione a malattie cardiovascolari e diabete.

Misurando il “giro vita” a livello ombelicale si può rilevare la presenza di adiposità viscerale a partire da valori  > 80 cm nella donna e >94 nell’uomo fino ad arrivare a definire “obeso” un uomo con più di 102 cm di girovita ,  una donna con più di 88 centimetri e bambini con valori > al 90° percentile.

Il metro rappresenta una semplice misurazione, molto più accurata dei chilogrammi, utile a identificare una popolazione a rischio di salute e pianificare prevenzione efficace.

La Gazzetta di Parma

Isabella Lelli | Nutrizionista Parma Siena Grosseto

 

 

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